LIBRO EMERGENZA

Tutte le emergenze che ci aspettano

Recensione del prof. Luciano Luciani

I quasi centocinquant’anni della nostra storia nazionale sono stati dolorosamente scanditi da una serie di eventi catastrofici che, in ogni occasione, hanno messo a dura prova le fragili strutture civili dello Stato unitario.

Casamicciola (1883), Messina (1908), Avezzano (1915), il Polesine (1951), il Vajont (1963), Firenze (1966), il Friuli (1976), l’Irpinia (1980): questi solo alcuni dei luoghi dove si sono consumate terribili tragedie rimaste profondamente impresse nella memoria, nella coscienza e nell’immaginario della collettività nazionale. Tramandati di generazione in generazione, i nomi di queste località si sono trasformati addirittura in lessico ancora comunemente usato, almeno in certe zone d’Italia e da persone di una certa età, anche se sono andate perdute le ragioni lontane di tali espressioni: per esempio, dal terremoto di Casamicciola del 1883 è rimasta l’espressione ‘fare Casamicciola’, oppure ‘cos’è Casamicciola?’ sempre per indicare situazioni concrete o figurate di caos, confusione, disordine…

Fin dai primi anni dello stato unitario secondo un copione più volte replicato alla tragedia sarebbero poi seguite le polemiche. Sempre: se fosse stato possibile prevederle certe catastrofi, se i soccorsi fossero potuti essere più tempestivi, meglio coordinati, meglio finalizzati alla ricostruzione, etc., etc…

A leggere con qualche attenzione le pagine delle cronache relative a quei fatti appare  evidente che molte di quelle catastrofi appaiono ‘annunciate’ e quindi evitabili o perlomeno ridimensionabili nei loro tragici effetti. Una considerazione, questa, che risulta tanto più valida quanto più ci si avvicina i nostri giorni e ai formidabili e sofisticati ausili che la scienza e la tecnica sembrano in grado di mettere in campo per la prevenzione delle calamità naturali  e di quelle igienico-sanitarie.

L’utilizzo intelligente e non episodico di tali risorse tecnico–scientifiche; il governo oculato del territorio e del regime delle acque; la conoscenza puntuale di tutti gli aspetti del territorio nazionale anche nelle sue trasformazioni; interventi ragionati tesi a contrastare il degrado geologico, lo sviluppo di un sistema moderno e adeguato di protezione civile (mezzi idonei, uomini professionalmente preparati, popolazioni avvertite e sensibilizzate) risultano oggi le uniche possibilità offerte all’uomo per parare i colpi della Natura,  del Fato, del Destino o come lo si voglia chiamare.

“Le inopinate catastrofi “ scrive con acuta perspicacia Carlo Emilio Gadda nel suo Quer pasticciaccio brutto de via Merulana “ non sono mai le conseguenze o l’effetto d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice. Un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti”. Studiarle, comprenderne le cause e gli effetti nelle drammatiche lacerazioni che esse introducono nel tessuto umano e in tutte le sue connessioni storiche, relazionali e produttive con il territorio è un nuovo campo d’indagine intorno al quale le scienze umane hanno cominciato a riflettere in tempi recenti: i primi studi sociali e comportamentali riguardo alle situazioni di emergenza risalgono ai primi anni Cinquanta, nascono prima negli Stati Uniti e poi in Giappone per approdare in Italia solo all’indomani del terremoto del Friuli  e del disastro dell’Icmesa di Seveso (1976).

Ben venga, quindi, questo impegnativo lavoro collettaneo curato da Giuseppe Sica, La Formazione nell’Emergenza. Un’ipotesi sperimentale sulla Formazione per l’Emergenza Ambientale, Aracne editore, promosso dall’Università degli Studi di Pisa, il Centro per i diritti umani dello stesso ateneo, l’associazione Sociologi Senza Frontiere e rivolto a tutti quegli operatori che si trovano a dover svolgere il loro lavoro in contesti segnati dal disastro e dalla catastrofe.

Importanti e originali tutti i contributi: Pierluigi Consorti nel suo Il servizio civile e la difesa civile: un ambito di formazione continua, mette in luce alcune caratteristiche della Protezione civile intesa come difesa non armata e non violenta ed elabora una vera e propria ‘teoria della pace’;

in Per leggere l’altro: l’importanza della regola tra libertà e trasgressione, Elisabetta. Cecchi e Guido Vido Trotter  riflettono su alcune modalità interne ai processi di globalizzazione (migrazioni di grandi masse di uomini, incontro/scontro tra culture differenti) e ne individuano alcune atte a garantire la possibile convivenza con valori diversi dai nostri;

nel suo intervento, La comunicazione violenta: la rabbia come allarme e antidoto alla violenza,  Fiorella Tonello dimostra come rabbia e aggressività, lungi dall’ essere soltanto manifestazioni pericolose, risultino invece funzionali sia per la conservazione della vita, sia per migliorarne la qualità;

nella Dimensione psicologica nell’Emergenza,  Pier Nicola Marasco definisce i dati basilari di ‘emergenza’, ‘psicologia dell’emergenza’, ‘danno’ rivisitandoli alla luce del binomio concettuale ‘pace’ e ‘comunicazione’nei successivi paragrafi Note e riflessioni sulla pace, Considerazioni sulla guerra e sull’emergenza nell’ambito d’una cultura di pace e Monologo in cui voci di pacifisti dialogano su cosa dire e fare della pace;

nelle pagine di “Dalla società dei guerrieri a quella delle connessioni”: dieci ipotesi per una psicologia della pace, Enzo Spaltro comincia a muovere i primi passi in direzione di una nuova pedagogia fondata sullo ‘stare bene’, creativamente e soggettivamente.

Allarmante, poi, la lettura del capitolo IV, dall’azzeccato titolo di Cassandra/e: qui, Michele Ambrosio, Maria Teresa Fagioli, Mario Rosi, Cesae Pitto, Loredana Farina, quali esperti Autori scientifici, mentre evidenziano che grazie alla tecnologia attuale è possibile prevedere alcune catastrofi naturali e individuare quindi i comportamenti necessari per limitare i danni, sottolineano, però, con preoccupazione, come gran parte delle indicazioni non siano prese sufficientemente in carico dalle istituzioni preposte secondo, anche, un rispetto antropologico culturale.

Un utile glossario curato da Andrea Paolinelli, i testi dei documenti necessari per muoversi all’interno di una normativa a dir poco complessa, una vasta bibliografia ragionata completano uno sforzo editoriale di non poca lena e dai vasti interessi interdisciplinari, insieme con un approccio disciplinare di Elisa Salvestrini e Francesca Pinori.

prof. Luciano Luciani

Sica Giuseppe (a cura di), La Formazione nell’Emergenza Un’ipotesi sperimentale sulla Formazione per l’Emergenza Ambientale al fine di un rapporto auto-formativo tra ambiente relazionale di/in gruppo ambientalismo & diritti umani, ARACNE editrice, Roma 2007, pp. 306, Euro 19,00